Contro il secessionismo

Il 19 marzo 2026 è morto, all’età di 84 anni, Umberto Bossi. La sua scomparsa crea l’occasione per ricordare il ruolo e la squallida parabola politica di una dei più vergognosi partiti di successo: la Lega Nord.

Nasce tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 come lista autonomista (Lega Lombarda), poi all’inizio degli anni ‘90 come raggruppamento delle liste autonomiste del nord Italia; molti dei suoi più significativi fondatori, dallo stesso Bossi a Roberto Maroni, avevano avuto un passato di militanza nel PCI – il che fece affermare, per esempio a Massimo D’Alema, che la Lega era nata “da una costola della sinistra”. Il punto è che, fin dal principio, la Lega è stata un partito liberista e rabbiosamente privatista; non si limitava quindi a chiedere più autonomia legislativa o fiscale alle regioni del settentrione, ma sposava in pieno, e forse più di tutti gli altri partiti messi insieme, la tesi di Thatcher e Reagan secondo cui “lo stato è il problema, il privato è la soluzione”.

La Lega coniugava il suo ultraliberismo con un autonomismo portato all’estremo che poi sfocerà infatti nell’aperto secessionismo. La tesi leghista era, a conti fatti, questa: la colpa delle difficoltà economiche italiane non è del mercato ma dello Stato quindi, eliminato lo Stato e sostituito con repubblichette, i problemi economici si risolvono automaticamente. Innanzitutto non sta scritto da nessuna parte che uno stato piccolo, poiché più vicino ai cittadini, debba essere governato meglio di uno stato grande: con questa logica, il Burundi dovrebbe essere più ricco della Francia, e invece non riesce neanche a competere con il Gabon(1). Ovviamente, nessun accenno al fatto che il debito pubblico italiano dagli anni ‘50 del XX secolo fino al 1981(2) fosse basso e sostenibile, e come abbia fatto un oppressivo e burocratico stato unitario a diventare uno dei 10 paesi più industrializzati del mondo senza un debito significativo quei saltimbanchi della Lega non ce lo hanno mai spiegato; nel frattempo, essi si sono largamente rotolati nel benessere che l’Italia unita ha loro garantito, stato sociale incluso, anche perché non s’è mai visto un leghista autoridursi la costosissima sanità pubblica a fronte di patologie: evidentemente ignorano il significato della parola “coerenza”.

In generale, la Lega ha sostenuto la tesi secondo cui se si lasciano i cittadini liberi di fare impresa, il benessere cresce su tutta la popolazione. Tesi fasulla, perché se si è liberi di fare impresa A) non è detto che poi la si faccia davvero, dipende molto da fattori geopolitici, logistici e culturali, e comunque B) se non si stabiliscono tutele sociali i lavoratori avranno salari più bassi e quindi meno soldi per fare la spesa, e ciò porta ad un abbattimento generale della produzione; precisamente ciò che abbiamo notato in Italia negli ultimi 35 anni(3).

Uno dei cavalli di battaglia dei leghisti è stata la lotta all’immigrazione extracomunitaria, e qui hanno davvero fatto vedere il peggio della loro schifosa ipocrisia. Sotto tutti i governi sostenuti dalla Lega – sottolineiamo tutti, nessuno escluso: Berlusconi I, II, III, IV, Conte I, Draghi e Meloni – si è sempre assistito ad un aumento del numero degli immigrati in Italia. In pratica il contrasto all’immigrazione è sempre stato una pagliacciata propagandistica per acchiappare i voti di quei cittadini che hanno creduto a bugie che non avrebbero ingannato un bambino di 3 anni. Con qualche gustosa ciliegina sulla torta di sterco: le fabbriche del nord, dall’Emilia alla Liguria, dalla Lombardia a Veneto, quando erano gestite da imprenditori che votavano Lega e magari avevano pure la tessera in tasca, non di rado vantavano maestranze straniere, Pachistani e Marocchini inclusi, per il semplice fatto che nessun imprenditore sarebbe disposto a chiudere l’azienda per mancanza di manodopera (l’auto nuova e le vacanze alle Maldive fanno gola a tutti). Ovviamente, la propaganda della Lega ha sempre considerato l’Islam una minaccia indipendentemente dalla confessione e dal tipo di governo, anche fortemente laico, che alcuni Paesi a maggioranza musulmana possiedono: un calderone perfetto per chi ha una conoscenza geopolitica da 3° elementare.

L’idea della secessione della Padania ha rappresentato la più volgare idea politica che abbia popolato il dibattito tra gli anni ‘90 e 2000. Un’istanza dove tutto era fasullo, dalle supposte origini celtiche delle regioni settentrionali (in realtà i Celti hanno influito dal punto di vista culturale per un periodo molto ridotto in Italia, e praticamente niente dal punto di vista genetico(4)) ai falsi furti del meridione ai danni del nord (i fondi per il mezzogiorno hanno pesato per l’1% del PIL tra gli anni ‘70 e ‘80) al totale disconoscimento del contributo che i lavoratori meridionali hanno fornito alla crescita del Triangolo Industriale, senza i quali non ci sarebbe stato nessuno sviluppo economico. E ha rinnegato il sacrificio di centinaia di migliaia di vite italiane spese per l’unità della Patria, dal Risorgimento alla Grande Guerra fino alla Resistenza del 1943-1945.

D’altro canto, cosa potevamo aspettarci da un partito che ha visto il proprio successo determinato dall’insoddisfazione che il popolo aveva nei confronti della vecchia classe politica, squassata da scandali di corruttela di cui Mani Pulite ha rappresentato solo l’ultimo capitolo; un partito che gridava “Roma ladrona” per poi essere beccato con in tasca 200 milioni di lire di maxitangente Enimont?

Alla famiglia di Umberto Bossi vanno le condoglianze del Coordinamento Repubblica Organica Italia, perché conosciamo bene il valore della vita umana e soprattutto quella di un anziano invalido.

Alla Lega vanno tutti i nostri auguri di una rapida estinzione, con la promessa a loro che, nella futura Italia funzionalista, realizzeremo la più completa damnatio memoriae di quella patacca che si chiamava Lega Nord, nel ferma intenzione di disfarci per sempre dei rifiuti tossici che ci ha lasciato in eredità .

(a cura di Giorgio Faggio)

(1) il PIL pro capite del Burundi è di 282 milioni di $, quello del Gabon di 11.942 milioni di $, quello della Francia di 44.747 milioni di $.

(2) nel 1981 il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia era inferiore al 59%; alla fine del 2025 era del 137,1%, in probabile aumento.

(3) secondo l’ISTAT, i salari in Italia dal 1990 al 2025 sono diminuiti, in valore assoluto, del 3%.

(4) Focus Extra n° 2, a. 2000, pagg. 60/68.