La politica non è una partita di calcio

Il Coordinamento Repubblica Organica Italia non considera la politica come un surrogato del tifo calcistico. Per questo rifiutiamo la logica destra/sinistra, che da 33 anni è il motivo del blocco della politica.

Il 18 e 19 aprile del 1993 in Italia si vota per il referendum sul sistema elettorale, che passa dal proporzionale al maggioritario: da questo momento, fra collegi elettorali e soglie di sbarramento, i parlamentari sono divisi in uno schieramento di centrodestra e in uno di centrosinistra; cambiano i partitini e le siglette al loro interno, ma la pappa è sempre la stessa da trent’anni, e l’atteggiamento con cui i cittadini vanno a votarli (sempre meno, per fortuna) è lo spirito del “meno peggio”: lo schieramento che io elettore voto fa schifo, ma dall’altra parte è “peggio”.

Peccato che, ragionando così, votando a naso turato, caro cittadino, tu abbia votato “uno schieramento che fa schifo”, e per tua stessa ammissione visto che ti sei tappato il naso per non sentire il fetore della spazzatura a cui hai scientemente dato carta bianca per governare l’Italia. Da questo fetore cosa ti aspetti, un’Italia migliore? Servizi più efficienti? Un’economia che funziona?

Non c’è spazio per le tifoserie in politica. Per il tifo ci sono gli stadi Delle Alpi, San Siro, Olimpico, Luigi Ferraris, Diego Armando Maradona, ecc. Chi è intenzionato solo a fare tifo, vada negli stadi e lasci perdere la politica.
Grazie.

(a cura di Giorgio Faggio)