Nel 2013 lo scienziato Mark Post dell’Università di Maastricht mostrò in pubblico per la prima volta un hamburger ottenuto con carne coltivata in laboratorio a scopo alimentare. La carne sintetica è stata commercializzata per la prima volta nel 2020 a Singapore.
I sostenitori della produzione e del consumo di carne sintetica giustificano la loro posizione adducendo i danni ambientali che l’allevamento intensivo a fini di produzione di carne produce. Chiariamo che in effetti questi danni esistono, che gli allevamenti intensivi e industriali sono una maniera non naturale e non tradizionale di produrre carne. Detto ciò, l’inganno della carne sintetica non sta tanto nel prodotto in sé, ma nella regolamentazione che inevitabilmente se ne deve fare a livello legale e commerciale.
Un piccolo allevatore della provincia di Modena potrà rimpiazzare i propri capi di bovini con una macchina per generare carne sintetica? Sicuramente no. Come per tutti gli alimenti, la produzione e la vendita dovranno sottostare a norme rigide e molto severe per la tutela della salute del consumatore, molto probabilmente stabilite a livello europeo – quindi al di fuori del controllo democratico dei cittadini – e questo porterà alla situazione in cui solo poche multinazionali saranno autorizzate a produrre tale moderno alimento.
In pratica, ci troviamo di nuovo di fronte alla politica del far crescere il grande produttore per ammazzare il piccolo.
Non c’è niente da fare, il capitalismo funziona così: è come il gioco del Monopoli, dove la fine del gioco è sempre la stessa, ossia che uno compra tutto e sbanca gli altri; ci possono volere 50 mani, 85 mani, 130 mani, ma l’esito del gioco è scontato. E, in questa partita, i piccoli devono scomparire a vantaggio dei grandi.
Ne consegue che la carne sintetica inquinerà comunque, perché sarà incredibilmente onerosa per l’ambiente la sua distribuzione. Verrà prodotta negli Stati Uniti e venduta in Danimarca. Sarà prodotta a Singapore e venduta in Italia (con buona pace delle nostre tradizioni gastronomiche). Sarà prodotta in Cambogia e venduta in Germania, trasportata tramite i cargo portacontenitori che sono il mezzo più inquinante (i primi 20 più grandi cargo del mondo inquinano più di tutto il traffico automobilistico planetario), o per via aerea che è molto inquinante comunque. Ma qualche istituzione sovranazionale ci metterà il timbro giuridico, e diventerà legge a cui i governi nazionali non potranno sottrarsi.
Se si vuole evitare la situazione, con tanto di effetti economici sulle famiglie e sui consumatori ancora da valutare, occorre uscire dal sistema. La singola leggina e la singola protestina non bastano, non ottiene lo scopo, non arriva al risultato. E, per uscire dal sistema, occorre organizzarsi. È a questo scopo che è nato il CROI.
(a cura di Giorgio Faggio)
